UNO

21 febbraio 2026

Cari amici, come state? Mi rivolgo a voi che non vedo mai, o che vedo raramente, per lontananza, per pigrizia (soprattutto mia) o perché così va la vita. “Come stai?” è spesso una frase di circostanza, che si butta lì tanto per fare conversazione. Ad esempio, al lavoro mi innervosisco se qualcuno esordisce con “ciao, come stai?”, mentre ha soltanto bisogno di qualcosa… ( …ma sono davvero un vecchio rompicoglioni…). Oggi invece, sono qui sul divano e davvero vorrei avere vostre notizie. Questa settimana ho avvertito un po’ di più il peso della mia invisibilità, forse perché il mio compagno di banco è ancora in convalescenza (sinceri auguri!) e mi ha lasciato solo. Ho incontrato un tale, che naturalmente ha esordito con “ciao, come stai?” e subito dopo ha continuato dicendomi cosa gli serviva e mi ha trattato come una “matita”, con molte espressioni come “…adesso ti spiego…” , “…poi lo disegniamo insieme..”. Ma, stiamo scherzando? Sei “arrivato ieri con decorrenza domani” (cit. del maestro Giovanni), ti danno da fare una stupidaggine perché non sanno cosa farti fare, una cosa che, tra l’altro, una volta si sarebbe montata direttamente in officina con due viti senza neanche uno schizzo, ma siccome non sei capace di fare un”O” con un bicchiere, vieni da me e mi dici :” … non ti preoccupare, che poi lo disegniamo insieme…”??? Se ti ho guardato con aria smarrita, non era preoccupazione per l’entità del compito, stavo solo cercando di non ricorrere alle intemperanze del succitato maestro Giovanni (#piccolatestinadicazzo). So che non dovrei lamentarmi perché mi mancano pochi mesi, ma ogni giorno sembra un po’ più in salita…

Perdonatemi questo piccolo sfogo, ma l’ho usato come pretesto per raccontarvi qualcosa, mentre cerco di rimettere un po’ in forma la mia “matita” (appunto…) e fatemi avere vostre notizie, le leggerò volentieri e se non vi secca, vi racconterò a mi volta altre cose che potrete accogliere con un “esticazzi” alla Rocco Schiavone 😉